Primo
report veloce sulla New York Fashion Week o meglio sulle sfilate più interessanti fino a ieri (escluso). Cosa
non semplice, sia per l’enorme quantità di appuntamenti in calendario sia per
la scarsità di proposte memorabili. L’impressione complessiva è stata come
sempre quella di capi indossabili che in molti casi non meriterebbero l’onore
di una passerella.
Intendiamoci,
look attraenti si trovano in tante collezioni, ma generalmente costituiscono
degli unicum non supportati da una solida visione di fondo.
Ma
veniamo ai “Sì”. E partiamo ovviamente da Alexander
Wang per poi passare a volo d’angelo ad Altuzarra, Victoria Beckham,
Prabal Gurung, Lacoste e Opening Ceremony.
ALEXANDER WANG
Ormai
star assoluta, Alexander Wang confeziona
una collezione tra streetwear, look maschili e accenni loliteschi. La
fascinazione anni Novanta per i loghi si trasforma in un’autocelebrazione già
vista ma tutto sommato discreta. Il nome del designer diventa un motivo grafico
che emerge e si confonde tra tagli laser e trame quadrettate.
Essenziale ma soprattutto
“cool”.
L’outfit
del cuore per me è il completo boxer e camicia maschile sbottonata. Sensuale, ha
la semplicità delle cose davanti alle quali si esclama “questo potevo farlo
anch’io”.
Belli
i bermuda abbinati alla miniblusa a scatola, i capi in pelle traforata e le
gonnelline a pieghe.
Possibile
tormentone le maglie in tulle con la scritta “Parental Advisory”.
Non
per tutti i gusti le scarpe in gomma; personalmente non mi dispiacciono quelle
con le graffette metalliche.
ALTUZARRA
Joseph Altuzarra si conferma uno
dei migliori della fashion week newyorkese.
La
prossima primavera-estate poggia su un mix raffinato di maschile ed etnico: nella
fattispecie i tessuti ricamati e patchwork dei Boro, le popolazioni rurali dell’antico
Giappone.
Righe
per camicie e gonne pareo con lacci ondeggianti, abbinate anche a minipull
aperti sui fianchi.
Da segnalare le giacche corte con gilet Boro sovrapposti, i
look in pelle con le frange e i completi pantalone chiusi da fascette con
cristalli.
VICTORIA BECKHAM
Ammettiamolo,
all’inizio tutti abbiamo pensato all’ennesima celebrity che non può fare a meno
di rimpolpare il proprio ego con la moda. Se a questo aggiungiamo la mia insensibilità
al “fascino” delle boy/girl band di ogni tempo, capirete la predisposizione d’animo
nei confronti di Posh Spice. E invece, dopo cinque sfilate, devo ricredermi.
Sobria,
essenziale, certo vendibile (ma che male c’è?), la p-e di Victoria Beckham mescola con classe elementi maschili e femminili, riferimenti
sportivi e grafici. Tutto in un mare di bianco e nero, intervallato da flash nei
toni del fucsia e del bordeaux.
Notevoli
i top con orli a balze e le giacche con spalle arrotondate su cropped pant e bermuda,
gli abiti asimmetrici che rivelano candide sottogonne pieghettate,
i blouson e le camicie
con effetti di trasparenze,
gli intarsi esagonali che fanno venire in mente le borse
origami di Issey Miyake (le adoro).
PRABAL GURUNG
Nelle
collezioni di Prabal Gurung c’è
sempre qualcosa che mi attira e qualcosa che mi respinge. E la prossima
primavera-estate non fa eccezione, anche se alla fine il bene prevale.
Prabal ama stampe d’impatto,
materiali techno e colori. C’è solo il problema che ogni tanto si fa prendere la
mano.
Ma
veniamo alla p-e. L’ispirazione è duplice: da un lato Marylin immortalata da
Bert Stern e dall’altro le rose.
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| Marylin Monroe (provini) - ph. Bert Stern - Pinterest |
Il risultato parla di silhouette sinuose in
puro stile anni Cinquanta declinate attraverso tessuti sperimentali e dettagli
folli come le bardature in plexiglass sulla schiena.
Il tutto colonizzato da tonalità
pastello e da fiori del male che formano fantasie ipnotiche (pezzo forte della collezione).
Belli
gli outfit in Pvc,
quelli con elementi trench,
e gli abiti
finali con petali di stoffa e cristalli.
A tratti ho la sensazione di un innesto
tra Miu Miu e Raf Simons in salsa Gurung,
ma forse sto impazzendo.
LACOSTE
Super
rilassata - com’è giusto che sia - la primavera di Felipe Oliveira Baptista per Lacoste.
Ispirata al dna del marchio, ovvero il tennis, gioca sulla rielaborazione della
polo: mini con profili sottili e in versione abito lungo alla caviglia o con
inserti trasparenti.
Non mancano i capi coi classici bordi di maglia a strisce.
Finale in bianco con trasparenze e plastron effetto polo.
Il
colore terra battuta ricorda i campi del Roland Garros.
OPENING CEREMONY
Per
la prima sfilata di Opening Ceremony
Carol Lim e Humberto Leon partono da un bizzarro mix. Su una base streetwear s’innestano
così dettagli automobilistici provenienti dalle gare di strada dell'adolescenza nel sud della
California e l’omaggio di Lim al
jeogori e agli abiti tradizionali coreani.
L’esito
è evidente nei look caratterizzati da cinghie incrociate, a metà strada tra
quelle della tipica giacca orientale e le cinture di sicurezza.
Interessanti le
stampe: fiorellini, motivi psichedelici e paesaggi da sud-est asiatico conferiscono
vivacità a bermuda, sovrapposizioni, giubbini
destrutturati e t-shirt over in neoprene.
Immagini: via Vogue
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