NEW YORK Fashion Week 1 - S-S 2014: Alexander Wang, Altuzarra ......




Primo report veloce sulla New York Fashion Week o meglio sulle sfilate più interessanti fino a ieri (escluso). Cosa non semplice, sia per l’enorme quantità di appuntamenti in calendario sia per la scarsità di proposte memorabili. L’impressione complessiva è stata come sempre quella di capi indossabili che in molti casi non meriterebbero l’onore di una passerella.
Intendiamoci, look attraenti si trovano in tante collezioni, ma generalmente costituiscono degli unicum non supportati da una solida visione di fondo.
Ma veniamo ai “Sì”. E partiamo ovviamente da Alexander Wang per poi passare a volo d’angelo ad Altuzarra, Victoria Beckham, Prabal Gurung, Lacoste e Opening Ceremony.




ALEXANDER WANG


Ormai star assoluta, Alexander Wang confeziona una collezione tra streetwear, look maschili e accenni loliteschi. La fascinazione anni Novanta per i loghi si trasforma in un’autocelebrazione già vista ma tutto sommato discreta. Il nome del designer diventa un motivo grafico che emerge e si confonde tra tagli laser e trame quadrettate. 


Essenziale ma soprattutto “cool”. 
L’outfit del cuore per me è il completo boxer e camicia maschile sbottonata. Sensuale, ha la semplicità delle cose davanti alle quali si esclama “questo potevo farlo anch’io”. 


Belli i bermuda abbinati alla miniblusa a scatola, i capi in pelle traforata e le gonnelline a pieghe. 


Possibile tormentone le maglie in tulle con la scritta “Parental Advisory”.


Non per tutti i gusti le scarpe in gomma; personalmente non mi dispiacciono quelle con le graffette metalliche.








ALTUZARRA


Joseph Altuzarra si conferma uno dei migliori della fashion week newyorkese.
La prossima primavera-estate poggia su un mix raffinato di maschile ed etnico: nella fattispecie i tessuti ricamati e patchwork dei Boro, le popolazioni rurali dell’antico Giappone. 


Righe per camicie e gonne pareo con lacci ondeggianti, abbinate anche a minipull aperti sui fianchi. 


Da segnalare le giacche corte con gilet Boro sovrapposti, i look in pelle con le frange e i completi pantalone chiusi da fascette con cristalli.


Finale luminescente.







 
VICTORIA BECKHAM


Ammettiamolo, all’inizio tutti abbiamo pensato all’ennesima celebrity che non può fare a meno di rimpolpare il proprio ego con la moda. Se a questo aggiungiamo la mia insensibilità al “fascino” delle boy/girl band di ogni tempo, capirete la predisposizione d’animo nei confronti di Posh Spice. E invece, dopo cinque sfilate, devo ricredermi.
Sobria, essenziale, certo vendibile (ma che male c’è?), la p-e di Victoria Beckham mescola con classe elementi maschili e femminili, riferimenti sportivi e grafici. Tutto in un mare di bianco e nero, intervallato da flash nei toni del fucsia e del bordeaux. 



Notevoli i top con orli a balze e le giacche con spalle arrotondate su cropped pant e bermuda, 


gli abiti asimmetrici che rivelano candide sottogonne pieghettate, 


i blouson e le camicie con effetti di trasparenze, 


gli intarsi esagonali che fanno venire in mente le borse origami di Issey Miyake (le adoro).











PRABAL GURUNG


Nelle collezioni di Prabal Gurung c’è sempre qualcosa che mi attira e qualcosa che mi respinge. E la prossima primavera-estate non fa eccezione, anche se alla fine il bene prevale.
Prabal ama stampe d’impatto, materiali techno e colori. C’è solo il problema che ogni tanto si fa prendere la mano.
Ma veniamo alla p-e. L’ispirazione è duplice: da un lato Marylin immortalata da Bert Stern e dall’altro le rose. 

Marylin Monroe (provini) - ph. Bert Stern - Pinterest

Il risultato parla di silhouette sinuose in puro stile anni Cinquanta declinate attraverso tessuti sperimentali e dettagli folli come le bardature in plexiglass sulla schiena. 




Il tutto colonizzato da tonalità pastello e da fiori del male che formano fantasie ipnotiche (pezzo forte della collezione). 

 

Belli gli outfit in Pvc, 


quelli con elementi trench,


e gli abiti finali con petali di stoffa e cristalli. 


A tratti ho la sensazione di un innesto tra Miu Miu e Raf Simons in salsa Gurung, ma forse sto impazzendo.  








LACOSTE


Super rilassata - com’è giusto che sia - la primavera di Felipe Oliveira Baptista per Lacoste. Ispirata al dna del marchio, ovvero il tennis, gioca sulla rielaborazione della polo: mini con profili sottili e in versione abito lungo alla caviglia o con inserti trasparenti. 


Non mancano i capi coi classici bordi di maglia a strisce. 


Finale in bianco con trasparenze e plastron effetto polo. 


Il colore terra battuta ricorda i campi del Roland Garros.









OPENING CEREMONY


Per la prima sfilata di Opening Ceremony Carol Lim e Humberto Leon partono da un bizzarro mix. Su una base streetwear s’innestano così dettagli automobilistici provenienti dalle gare di strada dell'adolescenza nel sud della California e l’omaggio di Lim al jeogori e agli abiti tradizionali coreani.
L’esito è evidente nei look caratterizzati da cinghie incrociate, a metà strada tra quelle della tipica giacca orientale e le cinture di sicurezza. 


Interessanti le stampe: fiorellini, motivi psichedelici e paesaggi da sud-est asiatico conferiscono vivacità a bermuda, sovrapposizioni, giubbini destrutturati e t-shirt over in neoprene.





Immagini: via Vogue

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