Festival di Cannes 2013 - La Palma d'Oro, gli altri premi e il red carpet

E anche quest’anno il Festival di Cannes è finito.

Domenica sera il culmine: prima una montée des marches finalmente baciata dal sole e da visioni semidivine, poi la cerimonia vera e propria con la premiazione.

Da sin. Nicole Kidman in Giorgio Armani, Zhang Ziyi in Christian Dior haute couture, Saadet Aksoy in Emilio Pucci e Uma Thurman in Atelier Versace. Su Pinterest i credit e le altre immagini.

Condotta da una dolcissima Audrey Tautou alla presenza della giuria - Daniel Auteil, Vidya Balan, Naomi Kawase, Nicole Kidman, Ang Lee, Cristian Mungiu, Lynne Ramsay e Christoph Waltz -, la cerimonia è stata come al solito velocissima; scandita dall’avvicendarsi sul palco degli artisti chiamati a premiare (Kim Novak, Laetitia Casta, Asia Argento, Orlando Bloom, Forest Whitaker, Rossy de Palma e soprattutto Uma Thurman che ha consegnato la Palma d’Oro) e dalla voce del presidente Steven Spielberg che annunciava i vincitori. 

PALMA D’ORO

Non c’è stato un solo pronostico rispettato, forse in parte la Palma d’Oro andata comunque a uno dei favoriti ovvero La Vie d’Adèle di Abdellatif Kechiche, ma eccezionalmente premiato insieme alle due attrici protagoniste: Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos.
Spielberg leggendo la motivazione ha detto: “La giuria ha preso atto dell’eccellenza di tre artisti, Adèle Exarchopoulos, Léa Seydoux e Abdellatif Kechiche”.

Léa Seydoux in Maxime Simoens Couture, Abdellatif Kechiche e Adèle Exarchopoulos in Gucci - Pinterest

Il film di Kechiche - acclamato dalla critica e considerato da molti il vero capolavoro del Festival - narra la storia d’amore tra la quindicenne Adèle (Exarchopoulos) e l’artista Emma (Seydoux) seguendone l’evoluzione che coincide con le fasi della crescita di Adèle.
La Vie d’Adèle ha già messo a segno tre record: oltre a essere stato premiato assieme alle due protagoniste, è il primo film a tematica omosessuale a vincere la Palma d’Oro (tra l’altro mentre in Francia si protesta per i matrimoni gay da poco legalizzati) e nei giorni scorsi ha incredibilmente ricevuto il plauso di Radio Vaticana. Verrebbe quasi da ribattezzarlo I Miracoli di Adèle.





GRAND PRIX

Grand Prix a Inside Llewyn Davis dei fratelli Coen (ne abbiamo parlato qui). Joel ed Ethan non dovevano contarci troppo visto che erano a New York. A ritirare il premio ci ha pensato il protagonista Oscar Isaac.

Oscar Isaac - Inside Llewyn Davis 



PREMIO DELLA GIURIA

Il Premio della Giuria al delicato e ironico Like Father, Like Son del giapponese Kore-Eda Hirozaku. La storia prende le mosse da uno scambio di neonati tra due coppie agli antipodi da un punto di vista sociale ed economico. Dopo 6 anni l’errore viene a galla e iniziano i dubbi su cosa fare già sapendo che non può esserci un lieto fine. 
Il confronto tra genitori e figli naturali - allevati in modi diametralmente opposti - fa emergere anche il tema di come nella maggior parte dei casi si cerchi di plasmare le proprie creature quasi fossero un prolungamento di sé.




MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE E FEMMINILE

Come si sa i premi ai migliori attori non possono andare a interpreti di film che abbiano ricevuto i tre riconoscimenti principali. I più quotati per la migliore interpretazione maschile erano Michael Douglas e Matt Damon di Behind the Candelabra (Steven Soderbergh) e forse Toni Servillo per La Grande Bellezza. Invece a sorpresa la giuria ha convogliato le sue preferenze verso Bruce Dern e il suo vecchio padre scorbutico di Nebraska (Alexander Payne). 

Bruce Dern e Will Forte - Nebraska - Pinterest

Un uomo che insieme al figlio si mette in viaggio per riscuotere la vincita milionaria di una delle tante lotterie truffa. Un viaggio che finirà con l’essere anche un percorso a ritroso nei ricordi e nella memoria e che prosegue in parallelo con la riflessione su che cosa sia diventata oggi l’America. 


Per la migliore interpretazione femminile, escluse Seydoux ed Exarchopoulos - premiate cumulativamente con la Palma d’Oro -, due erano le favorite: Emmanuelle Seigner per La Vénus à la Fourrure (Roman Polanski) e Bérénice Bejo per Le Passé (Asghar Farhadi) (di cui abbiamo parlato qui). Alla fine l’ha spuntata la bellissima Bejo, visibilmente sbalordita e commossa. 

Bérénice Bejo in Elie Saab - Pinterest



MIGLIORE REGIA

Contestato il premio alla migliore regia ad Amat Escalante per Heli, vicenda violentissima di un operaio, Heli, della sua famiglia (in particolare della sorella Estela), di una partita di coca nascosta sul tetto della casa dal fidanzato di Estela e di un’irruzione di militari. Tutto in un continuo slittamento di generi - che per i critici denoterebbe un film fin troppo studiato a tavolino e compiaciuto - caratterizzato da un’escalation ai confini dell’horror come l’ormai risaputa scena dell’uomo a cui vengono incendiati i genitali.



  

MIGLIORE SCENEGGIATURA

Il premio alla migliore sceneggiatura è andato al regista e sceneggiatore cinese Jia Zhang-ke per A Touch of Sin. Destinatario di ottime critiche, il film inanella quattro episodi che narrano le storie cupe e sanguinarie di altrettanti personaggi offrendo un ritratto sconsolante di una Cina contemporanea corrotta e violenta.
Piuttosto imbarazzante la presentazione da parte di un’Asia Argento a dir poco sopra le righe. Si spera nell’uso di sostanze psicotrope. 


Concludiamo con la Camera d’Or - per la migliore opera prima - a Ilo Ilo di Anthony Chen.


A bocca asciutta La Vénus à la Fourrure di Roman Polanski 

Emanuelle Seigner e Mathieu Amalric - La Vénus à la Fourrure - Pinterest

e La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino (leggi qui). 
L’Italia si consola però col plebiscito che alla Settimana della Critica ha investito Salvo di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, vincitore sia del Grand Prix 2013 sia del Prix Révélation, e al momento scandalosamente privo di distribuzione nazionale.


Da non dimenticare poi la menzione speciale per il cortometraggio 37° 4S di Adriano Valerio e nella sezione Un Certain Regard per Miele di Valeria Golino (ne abbiamo parlato qui).

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