On commercial music


“La musica leggera viene percepita solo come uno sfondo sonoro: se nessuno più è in grado di parlare realmente, nessuno è nemmeno più in grado di ascoltare”
                                                                                                                                                                          Theodor W. Adorno                    

                                                                                                                                                                        
ph. Brendan Timmons, Pinterest


Questo giudizio di Theodor Wiesengrund Adorno simboleggia il disprezzo per il pop e la cosiddetta commerciale. A distanza di decenni ha ancora senso?
Probabilmente più di prima, ora che l’industria del suono ha dispiegato la sua massima potenza determinando e appiattendo le tendenze, omologando e standardizzando i gusti. L’uomo a una dimensione di marcusiana memoria è diventato l’ascoltatore e il consumatore a una dimensione.

Theodor Wiesengrund Adorno, Pinterest

“It is perceived purely as background. If nobody can any longer speak then certainly nobody can any longer listen”. So Theodor Wiesengrund Adorno wrote in 1938 about pop music (indeed he referred to jazz as well). Does this judgement make sense still nowadays? It does. Probably more than earlier. The sound industry has reached by now its peak, determines and irons out the trends, standardizes the taste. The one dimensional man by Marcuse has become the one dimensional listener and consumer.

Per esaminare la questione, è meglio però chiarirne i termini.
Cosa s’intende per musica commerciale?
In generale si tratta di sonorità mainstream, accessibili a tutti, di facile fruizione, destinate a un pubblico il più vasto possibile. In questo senso il suo opposto sono la musica sperimentale e la scena underground. Per quanto concerne l’elettronica, la differenza è evidente: pensate a un David Guetta o a un Bob Sinclair e, al contrario, a un Brian Eno, ai Kraftwerk o a Four Tet (ma gli esempi potrebbero essere innumerevoli).

Kraftwerk, Pinterest

What does commercial music mean? Generally it’s about mainstream sonorities, addressed to a large audience, easily enjoyable. In this sense experimental and underground music is its opposite. As far as electro is concerned, the difference is evident: Brian Eno, Kraftwerk or Four Tet live in a different world from that one of Bob Sinclair or David Guetta.

Commerciale è quindi anzitutto la produzione “artistica”: un easy listening, orecchiabile, basato su un ritornello accattivante e memorizzabile senza sforzo.
Commerciale è poi ciò che sta dietro la produzione musicale tout court: ossia l’operazione di marketing, di creazione di personaggi a uso e consumo del pubblico. I due aspetti spesso coesistono, ma non necessariamente.

Commercial is first of all the artistic production: easy listening, catchty, with a captivating refrain. Commercial is also the background of musical production: the marketing procedure, the creation of characters as required by the audience. The two aspects are often joined, but not necessarily.

René Magritte - Golconda (1953), Pinterest

Nel giugno dell’anno scorso la copertina della rivista Internazionale era dedicata al “dietro le quinte dell’industria musicale”. Una narrazione accurata del sottobosco di cantanti, tecnici, sound designer che gravita attorno alle star di fama mondiale. Rihanna, Beyoncé, Katy Perry sono fenomeni costruiti a tavolino, simulacri dietro cui si cela un lavoro certosino di stregoni del marketing e operai del suono.
Appunto per questo, la riflessione di ElectroMode non vuole essere la classica giaculatoria contro la commerciale. Né un'analisi esauriente. Non a caso la questione "Illuminati" è stata lasciata da parte.

Last June the cover of the magazine “Internazionale” was dedicated to the musical industry. It was about the underworld of singers, technicians, sound designer that revolves around the stars. Everyone knows that Rihanna, Beyoncé, Katy Perry are simulacrums behind which an accurate effort by marketing wizards and sound workmen hides itself.
So the ElectroMode’s reflection doesn’t mean to be a criticism against the commercial music. Nor a complete analysis. In effect the issue "Illuminati" has been eluded. 

Wankelmut - One Day, Pinterest

Prendiamo Reckoning Song di Asaf Avidan nella versione remixata dal dj berlinese Wankelmut. Un brano diventato talmente famoso da guadagnarsi un articolo nella pagina culturale del Corriere della Sera. In realtà il pezzo non rientra nel pop per nessuna delle due caratteristiche elencate prima: non è frutto di un intervento di chirurgia pubblicitaria (l’originale, catapultato nella notorietà grazie all’opera del signor nessuno Wankelmut, risale a quattro anni fa); non è immediato nell’ascolto. È certamente piacevole, ma ha una struttura minimal non assimilabile agli standard del pop. Eppure il videoclip di Reckoning Song è stato visualizzato più di 60 milioni di volte. Un mero dato quantitativo, che però fa del remix, suo malgrado, un modello di commerciale, almeno nell’accezione minima di “consumato da un vasto pubblico”.


Let’s consider Reckoning Song by Asaf Avidan, remixed by Wankelmut. The track doesn’t match the features of commercial music: it isn’t the outcome of a marketing surgery (the original version was published four years ago); it isn’t an easy listening. Certainly it’s captivating, but has a minimal-tech structure that can’t be assimilated to pop-standards. By the way the Reckoning Song videoclip has been watched more than 60 million times. Just a quantitative element; but it’s sufficient to make the remix an example of commercial music, at least in the minimal meaning of “addressed to a large audience”.

Wankelmut, Pinterest

Consideriamo invece il caso Lana del Rey. Un’artista creata su misura dall’industria musicale. Non c’è nulla che sia casuale in questo personaggio: look, stile, richiamo alla cultura americana degli anni ’50 e ’60. Una multinazionale come H&M l’ha scelta come testimonial. Per queste caratteristiche Lana del Rey rientra a pieno nel cliché della commerciale. Nonostante ciò, la sua produzione dista anni luce dall’universo pop. Certo, sono vari i brani che si strutturano attorno a ritornelli orecchiabili (come la hit Blue Jeans). Ma è un’immediatezza intrisa di raffinatezza. Un pezzo come Ride è classe pura, un brivido che penetra a fondo. Malinconia, nostalgia, catarsi. Possono essere diverse le emozioni suscitate da una traccia del genere, ma sicuramente non vi si può rimanere insensibili. Sarà un ossimoro stridente, ma Lana del Rey è l’emblema della commerciale di qualità. 
In un mondo divenuto merce, spesso la “differenza” non può emanciparsi dal modello unico di omologazione se non vuole restare muta. 


 Let’s consider now Lana del Rey, a musical industry-oriented artist. Nothing is casual in this personality: look, style, reference to the 50s and 60s American culture. H&M has chosen her as testimonial. Therefore she matches completely the cliché of pop music. Nevertheless her artistic production is distant light years from the pop universe. Of course, the tracks revolving around catchy refrains (like the hit Blue Jeans are various). But the “first-hand” aspect joins together to quality and subtlety. Ride – for example – is pure class, a deep shiver. Melancholy, nostalgia, catharsis. The emotions – raised by the track – can be different, but you can’t be indifferent to it.  You must say despite the oxymoron: Lana del Rey is the symbol of the high quality commercial music.
In the merchandise World the “difference” - if doesn’t intend to stay still - can't emancipate from the unique homologation-model.  

Lana Del Rey, Pinterest

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