PARIS FASHION WEEK 1 - Spring-Summer 2013


Ammetto di avere un debole  per la Paris Fashion Week o meglio per molte delle griffe che sfilano durante la settimana parigina.
Questa stagione c’erano un debutto e un quasi debutto molto importanti: Hedi Slimane da Saint Laurent e Raf Simons da Christian Dior. Il primo - devo ammetterlo - non mi ha entusiasmato, anche se penso che questa fosse una sorta di collezione-premessa; interessante la sfilata del secondo anche se ho preferito l’haute couture.
Nel post di oggi i quattro che mi hanno più entusiasmato: Louis Vuitton, Haider Ackermann, Valentino e Miu Miu, non in ordine di preferenza.
Seguirà il secondo post con una carrellata di tutte le altre sfilate notevoli (e sono tante). 



LOUIS VUITTON


Marc Jacobs continua col mood grafico e le suggestioni anni Sessanta di un mese fa anche da Louis Vuitton. Alle righe sostituisce però il motivo Damier della maison, prendendo contemporaneamente spunto dalla celebre installazione di Daniel Buren al Palais Royale: Les Deux Plateaux

Daniel Buren - Le Deux Plateaux, Pinterest
Pinterest

Senza un personaggio (Edie Sedgwick) o una storia da raccontare, ma libero di dare vita a una sfilata memorabile nella scenografia - realizzata con lo stesso Buren (quattro scale mobili da cui le modelle salgono e scendono a coppie) - 


ma soprattutto negli abiti: di una bellezza matematica, incredibilmente chic nella loro atmosfera Sixties, 


dritti e di tre lunghezze come le colonne dell’opera di Buren, 


coperti di scacchi colorati, 


trasparenti, 


luminescenti di paillette, 


optical in bianco e nero 


e di varie grandezze.


Unica intrusa una sagoma floreale in positivo e negativo.


Notevoli le tute, 


i miniabiti a pieghe 


e i completi gonna lunga-mini top.


Gli accessori: scarpine dalle punte affilatissime, 


borse versione neo-damier.







HAIDER ACKERMANN


Emozionante ed elegantissima la sfilata di Haider Ackermann con modelle al rallentatore.
Questa stagione la palette forte e sontuosa è sparita, soppiantata da toni cupi e motivi grafici. 


Tutto all’interno di stratificazioni in cui pantaloni stretti o morbidi si mischiano a kimono di seta, 


camicie, giacche strutturate e cinture alte come obi, delineando un’inconfondibile sintesi di maschile, orientale, architettonico e sensuale.


La nudità di schiene e toraci conferisce un tocco lascivo.

Interessante il binomio pantaloni e sottoveste di voile corta avanti, rasoterra dietro sia nella variante polka dot, 


sia in quella con pizzo e pelle intrecciata tipo copertone.


Belli i completi neri 


e le volute scultoree di una collezione in cui ogni piega, ogni risvolto, ogni nodo o panneggio sembra eseguito con una perfezione che ha del disumano.


Scarpe inquietanti e contundenti ma funzionali agli outfit.

     





VALENTINO


È meraviglioso il mondo del duo Chiuri-Piccioli per Valentino. Popolato di creature aristocratiche ed eteree, bellissime nella loro delicatezza infinita in cui perfino gli accenni sensuali diventano poesia. Un mondo frutto della sensibilità di due designer riusciti nella sfida d’imprimere la propria visione senza tradire l’opera di un genio vivente (e presente) della couture.
Per la p-e 2013 tra le ispirazioni ci sono Anna Magnani e Marella Agnelli, benché tutto sia partito da Roma e dalla grande tradizione tecnica dell’atelier Valentino, utilizzata a piene mani in una collezione che per maestria sconfina nell’alta moda.
Il risultato è una sequenza di outfit che incanta: dal pizzo 


ai fiori intagliati, 


ricamati 


o dipinti, 


fino ai trionfi di perline su impalpabili vesti di voile nude, da lasciare senza fiato.


Pezzi cult le caste pettorine rétro 


e i colletti tondi, a pistagna e a punta dall’allure collegiale.


Raffinati i dettagli lingerie che spuntano ovunque.


Singolari e fiabeschi i sandali trasparenti con cristalli; 


stupende le borse.    







MIU MIU


Il buio caldo e intimo in cui è avvolta la passerella-labirinto di Rem Koolhas circonda le donne fatali e un po’ stropicciate di Miu Miu.
Miuccia Prada voleva essere elegante ma in un modo diverso, imperfetto, fatto di contrasti e quindi più fascinoso. C’è riuscita.
I tratti distintivi dell’epitome dell’eleganza - la couture anni Cinquanta - ci sono tutti: gonne a matita, 


soprabiti ad A, 


bluse svasate o con arricciature al collo, pelliccia, 


stole di volpe, 


tailleur con giacchine a scatola, lunghi guanti di pelle, 


borsette a mano, 


sandali slingback e décolleté a punta.


Ma a insinuarsi arriva un elemento disturbante, un mix di alto e basso a sparigliare le carte: cominciando da un materiale povero e da lavoro come il denim scuro, addirittura profilato di duchesse, 


per passare poi alla gomma.


Il duchesse - classico tessuto couture - torna dopo con un ruolo principale 


per essere subito spiegazzato 


con sgualciture che diventano anche stampa astratta.


Per finire la pelliccia presenta grandi macchie tie-dye 


e di tanto in tanto sotto le gonne longuette compaiono ascetici sandali rasoterra.
Bellissimi i bijou scultura.






Immagini di sfilata: vogue.it

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