Review: Austra - Feel It Break


Austra è un trio canadese – con base a Toronto -, salutato da molti critici come una delle novità più interessanti del 2011 musicale.
Feel it Break è il nome del loro LP d’esordio composto da undici tracce, licenziato dalla Domino Records, label anglo-americana che vanta fra le sue fila nomi del calibro di Junior Boys, Franz Ferdinand, Four Tet, Animal Collective.
Il motivo comune dell’album è dato dalle sonorità synth-pop, venate di atmosfere malinconiche e dark-goth, e dall’impressionante abilità canora di Katie Stelmanis, cantante di rigorosa formazione classica.


Influenze e riferimenti immediati sono abbastanza espliciti: in primis The Knife e Fever Ray e poi a seguire Zola Jesus, Ladytron e anche qualcosa di Florence and the Machine. Il risultato finale è un esperimento electro tendente in alcuni frangenti a ritmi synth-pop robotici e ballabili, in altri a suoni darkwave più intimisti e oscuri.
L’intento di Katie era, in fondo, quello di dare vita a una prova capace di far convivere la matrice classica e quella elettronica.


L’album si apre con Darken Her Horse, traccia riuscita che inizia in maniera solenne e sfuma in vibrazioni electro-pop-goth, degna dei migliori The Knife.
La prima parte dell’LP è di ottima fattura, con almeno quattro dei primi cinque pezzi da segnalare (The Future, pur essendo carino, è il meno efficace e il più prevedibile): Lose It  si contraddistingue per i notevoli virtuosismi vocali di Katie; Beat and the Pulse è la killer-track dell’album, infetta la mente dopo appena un paio di ascolti e non puoi più dimenticarla. L’inizio è da applausi, sembra di tornare indietro di dieci anni, ai tempi d’oro della stagione electroclash. Poi la voce che emerge crea uno strano cortocircuito: il timbro lirico segna uno scarto rispetto a un qualunque pezzo electroclash – e in questo risiede il suo merito e la sua novità –, ma è pur vero che con simili sonorità il tono sensuale e ammiccante resta il più appropriato; Spellwork ha un avvio fiabesco che lascia spazio ai turbinosi effetti synth-pop, mentre subito dopo s’innesta una batteria a dare più sostanza al tutto.


La seconda parte dell’LP è più monocorde, meno versatile, troppo appiattita sulle solite note: da menzionare più dettagliatamente sono The Choke, brano d’ascolto dove, in un gioco di riverberi, emerge il lato più gothic del disco, la sua anima più oscura e malinconica; Shoot the Water, non tanto per la qualità quanto per il fatto che si tratta di un unicum all’interno dell’album, non distante da alcune tracce dei Florence and the Machine; The Beast, impreziosita da un pianoforte che si sposa molto bene alla voce di Katie.


Che dire? Feel it Break è discreto, più che discreto considerando che si tratta di un esordio (anche se spesso le cose migliori si vedono proprio nelle prime prove: basti pensare, in ambiti diversi, a #1 dei Fischerspooner e a Is This It dei The Strokes e a come questi LP non siano mai stati nemmeno sfiorati dai successivi lavori in studio di questi gruppi). Rischia però a tratti di stancare, proponendo sempre la stessa ricetta di synth sinuosi o malinconici – a seconda dei pezzi –, corredati dall’ugola d’oro di Katie Stelmanis: quest’ultima rappresenta senza dubbio il punto di forza degli Austra; eppure, paradossalmente, tende a volte a trasformarsi nella loro debolezza, quando invece di conciliarsi con le sonorità electro, le sovrasta depotenziandole.
Non sarebbe stata perciò una scelta balzana lasciare spazio ad alcune tracce prettamente strumentali, che probabilmente sarebbero state capaci di far respirare e dare maggiore ampiezza a Feel it Break.


Inoltre, l’album sembra fare eccessivamente il verso ai lavori dei The Knife e si può avere anche l’impressione che non vi sia molto d’innovativo rispetto a quanto prodotto da Karin Dreijer Andersson e Olof Dreijer. Detto ciò, nonostante questi peccati veniali e nella speranza che i successivi esperimenti del trio canadese riescano ad esprimere a pieno le potenzialità chiaramente presenti, si può affermare che Feel it Break costituisce una delle produzioni più interessanti del 2011.


Mi sembra giusto concludere l’articolo con quanto affermato da Katie in riferimento al ruolo e al senso della musica:
“For me, music should be a release. I used to write songs with the intention that people would listen it in their headphones when they needed to escape. Now I keep the same mentality, but also want to be able to dance and completely lose themselves in a more physical way. If I can emotionally stimulate the mind and the body through music, I’ll feel like I’ve accomplished something significant”*.

* "La musica dovrebbe essere un atto catartico. Prima scrivevo le canzoni, pensando che le persone le avrebbero ascoltate in cuffia ogniqualvolta avessero sentito il bisogno di fuggire. Non ho cambiato mentalità, ma allo stesso tempo voglio che possano ballare e lasciarsi andare completamente in un approccio più fisico. Stimolare emozionalmente mente e corpo attraverso la musica: quando riesco a farlo, avverto che ho compiuto qualcosa di significativo".

Tracklist Feel It Break
1.       Darken Her Horse
2.       Lose It
3.       The Future
4.       Beat and the Pulse
5.       Spellwork
6.       The Choke
7.       Hate Crime
8.       The Villain
9.       Shoot The Water
10.    The Noise
11.    The Beast