Paris Haute Couture - Fall-Winter 2011-12

La quintessenza della moda e della maestria artigianale: ecco la sintesi delle più interessanti sfilate haute couture per l’autunno-inverno 2011/2012.



VALENTINO
Esilio naturale per l’aristocrazia russa in fuga dalla Rivoluzione d’Ottobre, Parigi era predestinata a ospitare una collezione come quella di Valentino, ispirata al guardaroba di una gran dama adusa alla couture ma con indelebili nostalgie della propria terra.


L’ambiente da fuoriusciti di alto lignaggio – si veda la versione hollywoodiana del film Anastasia di Anatole Litvak -, inclini al cosmopolitismo ma fortemente legati alla propria storia e alle proprie tradizioni, emerge nei preziosi ricami e damaschi in oro e argento pallido, che ricordano l’opulenza delle corti zariste e delle chiese ortodosse ma in una versione impalpabilmente fané come si addice all’eterea delicatezza della femminilità primi del Novecento e allo sbiadire dei ricordi;


gli arabeschi intagliati o intarsiati nella stoffa parlano di antiche radici orientali,


cappotti e giacche rimandano a quelli dei cosacchi,


le monete di raso dorato che adornano il soprabito di velluto trasudano atmosfere bizantine


e il bianco riporta alla mente la neve degli implacabili inverni al di là del Don.


Le linee tuttavia sono scivolate e di una semplicità estrema (un po’ anni Dieci e un po’ anni Trenta),


le tonalità – a parte nero, bianco e rosso -


sono cipriate e fragili come l’ormai inimitabile color carne o il tenue verde,


le lavorazioni inequivocabilmente sartoriali (vedi i complessi ricami di cristalli) ma senza ostentazione,


i tessuti preziosi e romantici come il pizzo o il velluto dévoré dipinto a mano.


Deliziose le coroncine metalliche che s’intravedono tra i capelli racchiusi in chignon bassi e intrecciati,


le borse squadrate


e le scarpe, tutte.







GIVENCHY


L’haute couture deve ispirare a Riccardo Tisci un’idea di purezza se, dopo la primavera-estate, anche l’autunno-inverno si presenta invaso da una coltre candida, in bilico tra bianco e avorio, spezzata solo alla fine da una tonalità oro scuro.


Musa dichiarata è l’uccello del paradiso,


non per i colori lussureggianti ma per la bellezza incantatrice e leggendaria e forse anche per l’assoluta rarità, un po’ come questi capolavori concepiti in numero esiguo e caratterizzati da lavorazioni – vedi le incrostazioni di perle – tipiche dell’alta moda anni Cinquanta, quasi estinte e qui incredibilmente riportate a nuova vita.


Sono in tutto dieci gli abiti - lunghi ed evanescenti, trasparenti come veli acquatici e tridimensionali con le loro escrescenze perlacee,


il pizzo inamidato e vivo, le piume spumeggianti


e le squame di seta che davvero trasmettono la suggestione di una donna-uccello -


e abbigliano creature alabastrine e irreali, circonfuse e intrise di luce, tanto da sembrare uscite dalla gabbia dorata di un mondo altro ed evidentemente migliore.




JEAN PAUL GAULTIER

Prendendo spunto dal Lago dei Cigni – tornato alla ribalta con Black Swan di Darren Aronofsky – Jean Paul Gaultier manda in passerella una collezione fiume, in cui il tema del balletto si mischia a una rilettura dei capisaldi del Gaultier pensiero: è il caso del tailleur pantalone gessato (anche con giacca mutante in cappa),


del trench proposto in pelle e chiffon o lungo in satin per la sera,


del punk dell’abito borchiato e del giubbino godet con piume,


del look maschile (indossato dall’androgino Andrej Pejic)


e ancora del bustier dotato di coppe scultura sia color pesca con gonna a nastri sia bianco candido per il vestito lungo della mitica Eve Salvail.


Il tutto inserito in una lezione di creatività virtualmente scandita in
cinque punti: 1) le giacche con baschina-volant coordinate a gonne affusolate;


2) la “vestaglia” declinata con decoro giapponese e fodera di pelliccia, come soprabito di pelle fiammante


o ancora sotto forma di abito da sera in voile, pelliccia o velluto che spesso lascia nuda la schiena;


3) il montgomery drappeggiato, in bilico tra Paul Poiret e Anna Karenina;


4) la teatralità del peplo con maniche di volpe argentata da diva del muto;


5) il cappotto sia ampio e avvolgente sia indeciso tra l’essere mantello o soprabito doppiopetto.


Spettacolari tutti gli elementi più direttamente riconducibili al balletto - dal make-up alle acconciature,


dalle innumerevoli gonne tutù (in lana a spina di pesce, in pizzo e pelliccia, in tulle abbinato alla redingote di visone o al pullover norvegese intessuto di piume)


fino alla sorprendente scarpetta da danza montata su platform scultura, perfetta per una Margot Fonteyn in libera uscita –.


Raffinatissima infine è la presenza delle piume che, evocative dell’eleganza ipnotica del cigno, emergono ovunque, dal bolero al piumino, dai modelli da sera fino al gigantesco collo della tunica argento Ziegfeld Follies.




ARMANI PRIVÉ

Più che Lost in Translation, Madame Butterfly. È il Giappone tradizionale, con la sua eleganza perennemente in bilico tra infinita delicatezza ed estremo rigore, l’ispirazione dell’haute couture firmata Armani Privé; e il risultato è davvero sofisticato.


Certo, le gonne lunghe e strette, seppur prodighe di silhouette fascinose, non hanno reso agevole l’incedere delle modelle - e questa da un punto di vista femminile non è una condizione auspicabile -


tuttavia l’estrema grazia delle fantasie dipinte a mano,


la sottigliezza delle citazioni nipponiche e la perfetta purezza delle linee non possono non suscitare ammirazione per questa incredibile espressione di savoir-faire.


Molto belli i completi pantalone in cui la struttura smilza e affilata, pervasa di nero, viene di volta in volta enfatizzata da una manica, un colletto, un punto vita o un dettaglio decorato con fiori di peonia e ciliegio o geometrie di colore;


splendidi i tailleur in cui il motivo floreale investe la figura dalla testa ai piedi.


Incantevoli, al di là di tutto, gli ensemble con gonne longuette (fortunatamente dotate di spacchi laterali)


e gli abiti da sera con busti squadrati e rigidi, che salgono quasi al collo come quinte teatrali, elaborati panneggi o stratificazioni.


Ultrachic le rivisitazioni degli obi che diventano fasce di velluto o vernice, a cui si sovrappongono cinturine sempre in vernice,


le borse gioiello


e le acconciature-scultura che mimano quelle dei samurai.




AZZEDINE ALAÏA

Dopo otto anni di lontananza da passerelle e sfilate e una vita precedente all’insegna della riservatezza e dell’avversione per i sempre più assurdi ritmi della moda, Azzedine Alaïa è tornato dando vita a scene di giubilo tra gli innumerevoli fan (vedi Donatella Versace e Sofia Coppola, che sembrerebbe aver scelto proprio di vestire Alaïa per le sue nozze) e gli addetti ai lavori, che da sempre ne adorano l’abilità sartoriale e il tratto scultoreo, incentrato sulla fisicità femminile.
Rentrée in grande stile per il couturier franco-tunisino che ha concepito una collezione misurata, raffinata e grintosa al contempo, in cui vengono adoperati materiali come panno, velluto, piume e “cocco”.


Il primo colpo d’occhio va sicuramente alla forma a clessidra degli stupendi cappottini-redingote variamente declinati,


per passare successivamente a silhouette più asciutte e accostate,


alle ampie mini con orli irregolari,


alle balze tridimensionali degli abiti lunghi


e alle gonne a calice del finale;


delizioso il vestitino traforato denso di suggestioni da educanda.


Sofisticati i colori che intervallano il nero, dal verde oliva al cipria ghiacciato e al bordeaux, e gli stivaletti istoriati di dettagli metallici e borchie bucate.




GIAMBATTISTA VALLI


Prima collezione haute couture per Giambattista Valli, incarnazione di uno stile considerato naturalmente incline alle raffinatezze dell’alta moda dei tempi d’oro.
E proprio dagli anni Sessanta e dai massimi couturier dell’epoca (e non solo di quella) – Cristobal Balenciaga e Yves Saint Laurent, Valentino e Hubert de Givenchy -  ha tratto ispirazione lo stilista romano, che ha tratteggiato una sequenza chic  e assolutamente senza tempo nel suo essere sia attuale sia vezzosamente retrò.


Applicazioni di fiori di stoffa,


tripudi di balze e ruche,


preziose incrostazioni di corallo, leggiadri drappeggi,


nuvole di piume, ricami di perle, cristalli e paillette, insomma tutte le lavorazioni sartoriali possibili e immaginabili ci sono, così come le citazioni delle silhouette dei grandi maestri.


Di tanto in tanto, però, fa capolino una camicia bianca, che a ben vedere sembra più un camice da première, lasciato lì forse per ricordare che l’eleganza sta anche nelle piccole cose o ancora che senza le mani esperte delle lavoranti tanti capolavori non vedrebbero mai la luce.


Per quanto riguarda la sera, si va dal vestito dritto a quello fluttuante,


dall’abito scultura a quello da ballo con gonne ampie e bustier,


su cui può anche apparire un impalpabile mantello da principessa delle favole, o anche, un’immancabile stampa animalier.


Bellissimi i bijou e le cinture gioiello di Luigi Scialanga,


le scarpe ricamate


e le splendide fantasie floreali in bianco e nero.




CHANEL

In una scenografia impegnativa, riproducente con tubi al neon una Place Vendôme sorvegliata non da Napoleone bensì da Mademoiselle Coco, Karl Lagerfeld spedisce sulla passerella una lunghissima teoria di outfit che trovano il loro fulcro nell’omaggio alla fondatrice attraverso la rivisitazione del classico tailleur in tweed.
A modelli lineari, doppiopetto o più filologici, con giacca aperta indossata anche su gonna lunga,


si affianca una versione più seriosa e non sempre donante con giacche provviste di alte baschine (che evidenziano maggiormente le spalle rinforzate),


tra cui tuttavia si distinguono i look più armoniosi in glicine o con baschina in piume o ruche.


Sull’onda del retrò emergono il cappottino con tasche bombate e gli ensemble con gonna dritta e sopra smanicato.


Praticamente assenti i bijou, sostituiti da bottoni gioiello e decori swarovski applicati sul tessuto.


Molto belli i vestiti al ginocchio, dal bianco e nero con colletto e fiocco al total black settecentesco che propone ancora la baschina,


dal pizzo nero a quelli spumeggianti di ruche, drappeggi, ricami e piume, semplicemente stupendi.


Discontinuo il livello dei completi con gonna godet (questi i nostri preferiti)


e degli abiti lunghi - alcuni davvero incantevoli (vedi, tra gli altri, quelli con complesse stratificazioni o in voile e ricami argento),


altri decisamente meno -.
Interessanti i giochi di sovrapposizioni così come le piume che diventano tutt’uno con il tessuto;


inedito l’abito da sposa.


Sbarazzino il cappellino di Mademoiselle portato all’indietro, con un fare un po’ da monello ma col tocco charmant della veletta.





BOUCHRA JARRAR, IRIS VAN HERPEN, RABIH KAYROUZ, ELIE SAAB

Assolutamente da segnalare infine: Bouchra Jarrar, che si conferma eccellente artefice di uno stile essenziale ed estremamente chic, basato su effetti geometrici, tagli inediti, tonalità basic con l’aggiunta del blu elettrico e sottili richiami alla giacca da samurai;


Iris Van Herpen, giovane new entry olandese, che con la sua prima sfilata haute couture ripropone alcuni tra i pezzi più significativi delle precedenti collezioni più cinque novità assolute, tutti espressione di un’incredibile visione creativa (a base di vere e proprie sculture in plastica, metallo e pelle), che flirta con fantascientifico e metamorfico;


Rabih Kayrouz, che punta su una leggiadria minimal, fatta di tessuti traforati, colori tenui, forme semplici o più strutturate, sempre molto femminili;


Elie Saab e i suoi lussuosissimi abiti da sera in cristalli, chiffon e pizzo, particolarmente eterei ed eleganti, grazie a una sofisticata scelta cromatica.




IL PARTICOLARE CHE CI PIACE

Belle le piume anche in versione “alternativa”: cristallizzate nel tessuto,


                                                                             Chanel

proposte come fantasia del velluto devoré,


                                                                         Valentino

infine bijou sotto forma di bracciale o cintura.


                                                    Jean Paul Gaultier – Giambattista Valli

Che stia per diventare una mania?



Immagini: style.com e vogue.it

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