CHINESE BOX, se la borsa da sera sposa la ceramica. Intervista alla giovane designer cinese WEI WANG

Se una ragazza cinese con la passione per la moda opta per un cambiamento radicale e si trasferisce sulle rive del Tamigi a perfezionare i suoi studi in materia? Cosa può nascere quando il rigore e la concretezza dell’odierna Repubblica Popolare entrano in contatto con la naturale eccentricità della cool Britannia?

Wei Wang - trentacinquenne di Pechino, a Londra da tre anni  - è la rappresentazione vivente di un binomio sempre meno insolito (si pensi al crescente numero di suoi conterranei nelle scuole di moda occidentali) ma dagli esiti fortemente imprevedibili;  alle infinite variabili insite in qualsiasi essere umano si aggiungono cortocircuiti inevitabili quando s’incontrano Oriente e Occidente e con essi tradizioni millenarie e forti spinte verso il futuro. Nella collezione di clutch in ceramica presentata da Wei lo scorso febbraio a conclusione del Master in Fashion Artefact al London College of Fashion (stesso corso di Kat Marks, altra nostra conoscenza) c’è tutto questo.


Eleganti, insolite e levigate, queste piccole borse da sera, che sembrano catapultate sulla terra da una dimensione con coordinate spazio-tempo sui generis, hanno un misterioso potere attrattivo; 


merito di una creativa di talento che s’iscrive di diritto in una schiera che va infoltendosi, quella dei giovani designer cinesi; un movimento solo embrionale ma esemplare di come un paese finora schiacciato da una volontà di emulazione a buon mercato, sull’onda della passione per la moda occidentale, stia iniziando a pensare a uno stile proprio, nuovo e finalmente originale.

Conosciamo meglio Wei Wang e il suo lavoro.



EM - Puoi raccontarci qualcosa di te? Da dove vieni? Quali sono state la tua formazione e le tue esperienze e come hai iniziato a interessarti di fashion design?

WW - Sono cinese, per l’esattezza di Pechino, e fin da bambina mi sono interessata alla moda, anche se in Cina non c’erano poi tante informazioni al riguardo. Quel che posso dire è che mi piacciono le cose belle e mi piace rendere bella la vita. Mi sono laureata in fashion design nel mio paese e, dopo essere stata per alcuni anni designer di accessori sportivi, per perfezionare i miei studi mi sono trasferita a Londra, dove ho frequentato al London College of Fashion il Master in Fashion Artefact, incentrato sul design degli accessori. Qui ho iniziato a sviluppare profondamente il progetto di una borsa fashion e artigianale. 


EM - Che ci dici delle tue fonti d’ispirazione e a chi sono indirizzate le tue creazioni?

WW - Sono una persona produttiva e credo che le “caratteristiche del progetto” siano più importanti dell’ispirazione; la parola vincente è “adeguatezza”. Mi piace partire dall’oggetto e dalle sue caratteristiche per esaltarne la funzione, l’essenza e il ruolo sociale.
Essendo miei “sentieri” d’elezione il design della borsa e quello del gioiello, ho pensato che sarebbe stata una buona idea combinare questi due elementi in una borsa-gioiello. Quindi, dopo aver fatto un po’ di ricerche sulla gioielleria e sulle borse e dopo avere studiato storia della moda, ho pensato alla clutch, che da un lato è un oggetto prezioso - caratteristica perfetta per combinarsi con l’idea di borsa-gioiello – e dall’altro, essendo a tutti gli effetti un’icona fashion, pone in rilievo elementi come la cultura della borsa da sera e le funzioni collegate alla sua identità.

Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, la mia cliente tipo è senz’altro una donna cosmopolita che vuole non solo fare sfoggio di bellezza ed eleganza in occasioni speciali ma anche mostrare quella che è la sua identità sociale; sintetizzando, una donna che predilige combinazioni di capi occidentali e tocchi orientali per un risultato molto enigmatico.


EM - Ci sono dei fashion designer che consideri un punto di riferimento?

WW - È difficile dire quali designer mi abbiano influenzato; tanti hanno pregi notevoli che meritano di essere studiati e approfonditi. Non a caso, in momenti diversi, ho fatto molte ricerche in proposito ma di sicuro posso dire che chi mi ha introdotto nel mondo delle clutch sono stati Judith Leiber (di cui apprezzo moltissimo il lavoro) e il libro a lei dedicato.


EM – Bene, adesso veniamo alle tue ultime creazioni: ci parli delle clutch in ceramica che hai presentato agli show del London College of Fashion e di come si è evoluto il progetto?

WW - Ho abbinato la ceramica artigianale, per la quale ho usato le tecniche cinesi più tradizionali, con una chiusura in metallo assolutamente contemporanea, creando un contrasto che è tale già a partire dalla diversità delle tecniche. Un lavoro complesso che ha dato origine a varie difficoltà; sembra molto facile ma ogni minimo problema può condurre a un risultato fatalmente sbagliato. Quindi, in corso d’opera, ho apportato alcuni cambiamenti al mio progetto e ho sviluppato alcune tecniche per la fabbricazione della ceramica dopo aver discusso con ceramisti ed esperti nella lavorazione del metallo.
D’altra parte la ceramica non è come il metallo o la plastica, nel senso che si può realizzare qualsiasi forma uno voglia ma il risultato è incerto. Quindi, diciamo che la mia parola d’ordine, il mio metodo base è stato “rifare” più e più volte. Beh ho investito molto in termini di emozioni, pazienza e tempo in questi pezzi.


EM – Dacci qualche dettaglio in più su questa difficoltosa fase di lavorazione.

WW - Il mio lavoro è una combinazione tra metodi tradizionali cinesi di lavorazione della ceramica e un moderno approccio alla lavorazione del metallo; e di sicuro unire il carattere forte e la natura della ceramica con le qualità funzionali del metallo non è stato facile!
Diciamo che tutto il procedimento si è trasformato nel trovare un equilibrio tra due cose: estetica e funzione. Ho incontrato molti ostacoli e battute d’arresto che originariamente non avevo considerato. Lavorare con la ceramica non è come realizzare vestiti; bisogna programmare ogni cosa un passo alla volta, correggendo continuamente i progetti iniziali fino a migliorare gradualmente i risultati.
Sorprendentemente il primo prototipo era perfetto e io ero davvero soddisfatta di me ma mettendo insieme i pezzi si è verificato più di un problema; e come se ne risolveva uno, se ne presentava subito un altro che m’induceva a cambiare il progetto, cosa che a sua volta mi portava a problemi ancora maggiori!
Ho realizzato centinaia di pezzi; fortunatamente la difficoltà del procedimento, l’impegno considerevole anche in termini di tempo e la dedizione hanno dato vita a un buon risultato!


EM - La ceramica è di sicuro un materiale molto originale per le borse; che cosa ti ha portato a fare questa scelta?

WW - Ho preso in considerazione diversi materiali che potessero essere adatti per una borsa da sera ma seta e ricami sono stati troppo usati; bambù, legno e giada avevano un aspetto troppo semplice, mentre io volevo qualcosa di misterioso, e il metallo ha un mood – come dire? – troppo duro, “muscolare”.
Alla fine mi sono appassionata alla ceramica che ha la giusta indole femminile, è elegante, unica, imprevedibile e diventa sempre più preziosa col passare del tempo: elementi che si accordano perfettamente con le clutch da sera, a prescindere da funzione e stato sociale.


EM - Hai presentato borse in ceramica liscia e craquelé; ci spieghi la differenza? Ho letto poi che la craquelé continua a incrinarsi col passare del tempo; ciò vale anche per la liscia?

WW - La superficie uniforme e quella craquelé sono due diversi tipi di vetrina, cioè di rivestimento vetroso della ceramica; l’effetto craquelé è dovuto al diverso restringimento della superficie vetrosa rispetto al corpo d’argilla. Quando termina la fase in forno, il pezzo incontra improvvisamente l’aria fredda che porta all’immediato restringimento; il livello di restringimento della vetrina è maggiore rispetto a quello del corpo principale e quindi la superficie s’incrina.
Diversamente l’effetto uniforme si ha perché la vetrina e l’argilla hanno lo stesso restringimento, nello stesso tempo; questo tipo di ceramica non s’incrinerà in futuro.


EM -  Quindi - almeno nel caso del craquelé - nel corso del tempo la borsa si evolve diventando unica; quanto è importante il concetto di unicità nei tuoi modelli?

WW - All’inizio ho tentato d’imprimere una svolta riguardo all’uso di nuovi materiali nel design ma, nel corso del procedimento, ho convogliato in questo lavoro soprattutto molti sforzi ed emozioni.
Il mio concetto di unicità è sinonimo di fatto con amore. L’unicità e l’artisticità di un pezzo non riguardano solo la tecnologia o i materiali costosi adoperati ma l’emozione che sta dietro l’arte.
La ceramica è una buona base per trasmettere la mia emozione.


EM - Non siamo esperti di ceramica. Ma la ceramica non è fragile? Ovvero, se cade, non si frantuma?

WW - Sì la ceramica è fragile; è sinonimo di eleganza ed è collezionabile ma rischia di rompersi, anche se questo è parte del suo fascino fin dall’antichità.
I miei pezzi sono come opere d’arte mobili, che accompagnano nei momenti importanti e memorizzano anche le emozioni; se cadono a terra non si frantumano ma s’incrinano. Io adopero uno speciale rivestimento per l’interno, che rende la ceramica più resistente; ma la superficie vetrosa è difficile da proteggere.


EM – Le tue creazioni sono in vendita? Se sì, dove è possibile acquistarle?

WW - Spero di poterle vendere in boutique o in department store di lusso; aggiungerebbero un’eleganza sottile agli abiti da sera.


EM - I tuoi progetti per il futuro?

WW - Sono entusiasta all’idea di continuare con questa tecnica facendola evolvere e fiduciosa che uno sponsor possa aiutarmi a perfezionare il prodotto, anche perché durante la realizzazione di questa collezione ho raccolto tantissime nuove idee.
Il mio progetto per il futuro è continuare a creare…………


EM – Ci puoi parlare del rapporto del tuo paese con la moda? Sembra infatti che l’interesse per le esclusive griffe occidentali sia in costante crescita; ma che ci dici dei fashion designer cinesi?

WW - La Cina ha una magnifica storia della moda, completamente diversa da quella occidentale; ma purtroppo, per molte ragioni, è cambiata moltissimo negli ultimi decenni.
Sicuramente a causa della globalizzazione siamo stati radicalmente influenzati dalla moda occidentale, anche se adesso molti fashion designer cinesi stanno iniziando a ripensare il nostro stile, provando a creare una nuova moda orientale.
È un buon inizio ma abbiamo ancora molta strada  da fare.


EM – Altro tema di enorme attualità è la protezione dell’ambiente; pensi che sia possibile combinare moda ed ecologia?

WW - La tutela ambientale è un concetto molto importante per il fashion design; da un lato si possono usare tessuti eco-friendly per dare vita a una moda più adatta a un’etica della responsabilità, dall’altro si può proporre un nuovo stile di vita per ricordare alla gente che è necessario pensare all’ambiente.


EM - Che cosa ti piace e che cosa non ti piace della moda?

WW - Mi piace che il mio lavoro possa far sentire le persone felici e belle.
Non mi piace invece la moda fast; è tempo di rallentare e, a proposito, la fast fashion non è un bene neanche per la tutela dell’ambiente.


EM – Il nostro è un blog e non possiamo fare a meno di domandarti che cosa pensi di internet, dei social network e appunto dei blog.

WW - Internet è una buona piattaforma, che avvicina le persone e fa condividere velocemente tutte le informazioni del mondo.
I social network e i blog sono eccezionali; tutto ciò ha un potere enorme, quello d’influenzare la vita delle persone.


EM – Cambiamo discorso e passiamo a un ambito più personale. Oriente e Occidente, Pechino e Londra ce l’immaginiamo come mondi antitetici; hai avuto difficoltà ad ambientarti a Londra? Che cosa ti manca del tuo paese e che cosa ti piace di Londra? Secondo te, c’è qualcosa in comune tra londinesi e cinesi?

WW - All’inizio è stato difficile sistemarsi; mi sono capitati tutti i problemi possibili nello stesso momento. Ora mi sono abituata e ho iniziato a godermi la vita.
La cosa che più mi manca però è il cibo cinese. Nei ristoranti cinesi abbiamo grande scelta e il menu è come un libro; invece a Londra il menu è solo un pezzo di carta. Certo, anche Londra ha una Chinatown ma il gusto non è lo stesso di Pechino.
A dire il vero non so cosa ci possa essere in comune tra un abitante di Pechino e un londinese ma sento che il contrasto tra la cultura orientale e quella occidentale è più interessante, mi aiuta a migliorare il mio design e a pensare secondo un nuovo punto di vista.


EM – Puoi raccontarci qualcosa dei tuoi gusti? Che musica ascolti? Come trascorri il tuo tempo libero? Per esempio: ti sei immersa nella famosa nightlife londinese?

WW - Viaggiare è la mia attività preferita; ogni tot mesi devo andare da qualche parte a riempire il cervello e al tempo stesso a purificare la mente.
Di tanto in tanto a casa guardo video musicali, che mi hanno insegnato tante cose in tema di combinazioni tra moda e musica.
Per quanto riguarda la nightlife, sono stata in alcuni famosi nightclub ed è stata un’esperienza molto cool e fashion, devo dire però che preferisco i pub e i bar con vecchie decorazioni e dall’atmosfera raccolta, dove è molto piacevole rilassarsi e chiacchierare con gli amici.


EM – Finiamo con i posti preferiti di Wei Wang.

WW - Mi piace l’East End di Londra, Shoreditch e l’area di Bethnal Green; in questa zona ci sono molte piccole gallerie che espongono arte non tradizionale - al di fuori dei circuiti principali – bar raccolti e deliziosi ristoranti. Prima era un posto pericoloso ma adesso che ci vivono molti designer e artisti sta diventando sempre più fiorente e alla moda; per me è un luogo davvero attraente e misterioso.

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