Paris Fashion Week – Fall-Winter 2011-12: CHRISTIAN DIOR, JOHN GALLIANO


CHRISTIAN DIOR
Atmosfera prevedibilmente plumbea da Dior dove Sidney Toledano introduce la sfilata con un discorso in cui - senza mai citare John Galliano e le sue frasi antisemite – si fa riferimento alla vicenda ma si ricordano anche i valori di Monsieur Christian e della maison e l’apporto fondamentale di sarte e artigiani, che usciranno in passerella a raccogliere applausi lunghi e sentiti.
Orchestrata per la prima volta senza il designer e sottotono dal punto di vista degli allestimenti e di quegli elementi di contorno solitamente enfatizzati come make-up e acconciature, la presentazione racchiude una collezione fiume molto bella, intrisa come sempre di innumerevoli suggestioni rétro e di rimandi genialmente elaborati, in cui si ritrovano i poeti romantici dei primi dell’Ottocento e lo stile impero, il Settecento e il divismo da epoca del muto, il tutto con un tocco grunge in particolare per gli outfit da giorno.
La partenza con un enorme mantello rasoterra, sobria e teatrale al contempo, da il là a un susseguirsi di stratificazioni a base di cappotti napoleonici,

knickerbocker da cicisbeo,

mini a pieghe e short in camoscio, taffetà o broccato,

giacche di ogni genere,

cappottini bon ton, con cinturine sotto il seno o a vita bassa,

cardigan di cashmere,

pantaloni a vita alta o con decori di jais,

cuissard stringati, stivaletti indossati a pelle o con calzettoni arrotolati,

borse a sacco o a mano

e un po’ ovunque colli ad anello in volpe e maniche sovrapposte in maglia o tessuto con polsi di pelliccia;

la seconda parte è un concentrato della femminilità esponenziale tipica dello stile Galliano: balze, ruche, pieghe, fiocchi, ricami, piume per una teoria di abiti fluttuanti e spumosi in seta, tulle, pizzo e voile,

tagliati sotto il seno


e trasparenti come négligé.

Un tripudio di leggiadria e sensuale delicatezza che segna la fine dell’epoca in cui Dior parlava la lingua visionaria di Galliano.


JOHN GALLIANO
Dopo due giorni - annullato lo show originariamente previsto - in una sontuosa sala di Avenue Foch e davanti a un pubblico molto ristretto il mondo di John Galliano è di nuovo in scena, questa volta per la griffe omonima
Un défilé a ranghi ridotti, composto da 20 look di incredibile eleganza, in cui emerge la predilezione per l’haute couture della prima metà del Novecento inframmezzata da dettagli irriverenti: giacche doppiopetto o con collo a barca abbinate a gonne ad anfora, in latex o effetto fauno,


panneggi e giochi sartoriali,

pelliccia mixata al piumino o per colli montanti anni Venti,

copricapi teatrali

e scarpe fetish-chic con cavigliera e catenella.

Semplicemente mozzafiato gli abiti lunghi sospesi tra anni Dieci e Trenta


e il finale con la nuvola di seta trattenuta da fiocchi sulla schiena.

Una collezione splendida che induce alla malinconia al pensiero che potrebbe essere l’ultima; ma chi sa, forse l’uomo che ha partorito tanta bellezza - una volta risolti i problemi di dipendenza dall’alcol - saprà anche trovare la forza e il modo per compensare l’oscenità delle proprie esternazioni e tornare così a creare e a dedicarsi a un mondo di bellezza ancora più vera.



Immagini: style.com

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